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Articoli

12-12-2016 Carlo Facetti

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Carlo Facetti è stato nostro ospite ed ha presentato il suo libro presso la sede del Club lunedì 12 Dicembre alle ore 21,15.

Conosciuto principalmente per i suoi successi con le vetture Sport Prototipo, Turismo e Gran Turismo, nel suo unico tentativo di Formula 1 fallì la qualificazione al Gran Premio d'Italia 1974.

Carlo Facetti appartiene a una famiglia molto conosciuta nell'ambiente delle corse automobilistiche. Suo padre Piero, dopo l'esperienza maturata come meccanico di Gigi Villoresi, Piero Taruffi e Alberto Ascari, divenne uno dei più stimati preparatori degli anni cinquanta e anni sessanta, per le sue elaborazioni su base Alfa Romeo Giulietta SZ e Giulia GTA, con le quali molti piloti privati spesso contendevano la vittoria agli equipaggi ufficiali.

Suo fratello Giuliano ha conquistato il titolo di Campione Italiano Turismo "classe 1300" nel 1967 mentre sua sorella Rosadele ha fatto suo il titolo di "Campionato Italiano assoluto femminile" nel 1965 e 1966[1].

Esordisce nelle competizioni automobilistiche a 18 anni partecipando al Giro di Calabria 1953 come co-equipier di Elio Zagato, per poi passare alla Formula Junior, dove nel 1960 decide di autocostruire una vettura usando il motore della Lancia Appia, dopo aver usato vetture di altri costruttori come De Sanctis, Dagrada e Branca[1].

Negli anni sessanta è un pilota impegnato contemporaneamente in molte e diverse categorie (come la maggior parte dei piloti del periodo): nel 1962 è campione italiano Gran Turismo "classe 1300" con una Alfa Romeo Giulietta, nel 1965 ottiene il secondo posto nella classifica finale del campionato italiano di Formula 3 alle spalle di Andrea De Adamich e contemporaneamente è collaudatore e pilota in Formula 2 della Tecno dei fratelli Pederzani, partecipando alla Temporada Argentina, che si disputa quando la stagione europea è già conclusa[1]. Salito alla ribalta nazionale, viene ingaggiato dall'Alfa Romeo tramite l'Autodelta di Carlo Chiti per pilotare la Sport Prototipo Tipo 33[1].

Partecipò a varie edizioni della 24 Ore di Le Mans: nel 1968 giunse al quinto posto assoluto in coppia con Spartaco Dini alla guida di una Alfa Romeo Tipo 33 del team ufficiale Autodelta, mentre nel 1973, si classificò al 15º posto assoluto sempre con una Alfa Romeo tipo 33TT3 della Scuderia Brescia Corse con altri due piloti italiani, Sergio Morando e Teodoro Zeccoli. Nell'edizione del 1980 vinse invece la sua classe, giungendo al 19º posto assoluto, guidando una Lancia Beta Montecarlo. Con la stessa vettura, con Michele Alboreto ed Eddie Cheever quali compagni di squadra, giunse all'8º posto assoluto l'anno successivo.

Nel 1979 ha vinto il Campionato Europeo Turismo in coppia con Martino Finotto al volante di una BMW 3.0 CSL.

La sua attività nel mondo delle corse è stata spesso legata a quella di Martino Finotto. Oltre al tentativo di qualificazione citato proprio con una Brabham del Team Finotto, i due hanno corso per molti anni insieme. Terminata la carriera di pilota fondarono insieme la "CARMA" (acronimo dei due nomi) che realizzò tra l'altro un motore turbo 4 cilindri 1.4 per la categoria Sport 2 litri.
Con l'avvento del "Gruppo C" il motore ribattezzato "Giannini" per questioni regolamentari consentì la conquista del titolo mondiale 1983 e 1984 nella categoria "C-Junior /C2" abbinato al telaio della Alba Engineering.

Nel 1981 con una Ferrari 308 GTB turbo da loro sviluppata conquistarono anche il giro più veloce alla 24 Ore di Daytona.

21-11-2016 - Enzo Buscemi

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Si è tenuta lunedì 21 Novembre 2016 presso la sede dell’Officina Ferrarese, Corso Biagio Rossetti, 24, una serata dedicata alla storia della jeep, relatore Enzo Buscemi giornalista RAI.

06-06-2016 - Rudy Dalpozzo e Lady Fulvia

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"Il lato B dei miei rally" scritto a quattro mani da Rudy Dalpozzo insieme a Francesca Pasetti detta Lady Fulvia.

Rudy Dalpozzo, co-pilota ufficiale di Opel Italia oltre che coordinatore della squadra rally Opel sui campi di gara, ha iniziato a correre nel 1972 con la Opel Kadett preparata dal "mago" Virgilio Conrero, marchio e preparatore che non abbandonerà mai più fino alla fine della propria carriera agonistica, nel corso della quale ha gareggiato con i migliori specialisti del momento, fra i quali Salvatore Brai, Chicco Svizzero, Bobo Cambiaghi, Alcide Paganelli, Federico Ormezzano, Amilcare Ballestrieri, Maurizio Verini, Tony Fassina, Lucky Battistolli e Miki Biasion conquistando ben sette titoli con 3 diversi piloti.
Nel 1984 Rudy lascia l'abitacolo per assumere l'incarico di Direttore Sportivo della squadra Opel, nella quale l'elemento di punta è Dario Cerrato.
Nel 1985 passa alla Peugeot Italia dove fa nascere il reparto ufficiale italiano con la 205 Turbo 16 e l'attuale Trofeo: suoi collaboratori Claudio Berro (ora alla Ferrari) e Walter Berardi direttore dell'Autodromo di Magione (Pg).
Nel 1986 torna alla Opel in qualità di direttore e responsabile di tutta l'attività motoristica sportiva della stessa, per la quale la T.C.S. Motorsport riceve il mandato e l'ufficialità di "Opel Motorsport Italia", per organizzare e gestire i Trofei, la Scuola Rally, il Calibra ed il Tigra Club, il Drivexpress, programma Astra Opc, programma Rally Corsa Super 1600 ecc.
Dal 1993 Rudy si occupa anche della presentazione dei nuovi modelli di vetture alla rete vendita ed al pubblico, mediante test drive. Amministratore unico e presidente della T.C.S. Motorsport è coadiuvato da Cristina Onofri, Christian e Simona Dalpozzo in ufficio e da una nutrita rosa di validissimi collaboratori esterni (in numero sufficiente per qualsiasi tipo di manifestazione) fra i quali Maurizio Amadori, Piero Baldassarri, Angelo Campedelli, Eugenia Capanna, Lorenzo Capelli, Paolo Cecchini, Andrea Perego, Alessandra Gallo, Paolo Romano, Emanuele Graffieti, Alessandra Merluzzi, Loris Papa, Claudio Biglieri, Alberto Contini, Valentina Albanese, Andrea Sala,
Stefania Grassetto, Monica Burigo, ecc.

Rudy Dalpozzo sarà nostro ospite lunedì 6 Giugno 2016 presso in nostro Club alle ore 21,15.

La serata è aperta a tutti.

23-01-2017 - Prof. Massimo Grandi autore de "Il paradigma Scaglione"

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Serata dedicata a Franco Scaglione designer italiano specializzato nel settore automobilistico.

Presso la Sede del Club, è stato presentato il libro "Il paradigma Scaglione" scritto da Massimo Grandi per Libreria ASI.

Ospiti della serata:

Prof. Massimo Grandi autore del libro;

Tiziano Cherubini del Ruote Classiche Club Prato.

Nato a Firenze da Vittorio Scaglione, maggiore medico dell'esercito e da Giovanna Fabbri, capitano ??? della Croce Rossa Italiana, la sua è una famiglia benestante di antichissima origine nobiliare (conti di Martirano San Nicola e Mottafilocastro). All'età di sei anni lui e il fratello minore Eugenio restano orfani del padre.

I suoi hobby preferiti sono la lettura, il tennis, l'equitazione e il canottaggio, mentre i primi studi superiori sono di indirizzo umanistico. In seguito si iscrive alla facoltà di ingegneria aeronautica e presta servizio di leva, con il grado di sottotenente, nel Genio Pontieri. Allo scoppio della seconda guerra mondiale parte volontario chiedendo di essere assegnato al Genio Guastatori e, inviato sul fronte libico, il 24 dicembre 1941 viene fatto prigioniero dalla Western Desert Force a el Duda, a sud di Tobruk. Sarà internato nel campo di detenzione di Yol, in India, dove rimane fino alla fine del 1946. Rientra in Italia il 26 dicembre con l'ultima nave trasporto prigionieri.

Raggiunge la madre a Carolei, presso Cosenza, (intanto il fratello Eugenio è morto in guerra) e passerà con lei quasi un anno per riprendersi dall'egritudine causata dalla lunga prigionia. Ritenuto che fosse ormai troppo tardi per terminare gli studi di ingegneria e deciso a sfruttare il suo talento nel disegno, all'inizio del 1948 si reca a Bologna dove viene assunto da un'importante sartoria in qualità di figurinista. I suoi modelli riscuotono un concreto successo, il che gli consente di sposarsi con aria Luisa Benvenuti, nel 1948, dalla quale avrà la figlia Giovanna.

Tuttavia, Scaglione nutre grande interesse per il design automobilistico e aspira fortemente a poterne disegnare le carrozzerie. In questa sua passione occupa buona parte del tempo libero, realizzando bozzetti di automobili dalle linee estrose, che invia a decine di importanti carrozzerie lombarde e piemontesi. Le sue creazioni non ottengono approvazioni, a parte quella di Battista Farina che lo convoca per un colloquio e gli offre la possibilità di collaborazione.

Nell'aprile 1951 Scaglione si trasferisce a Torino e lavora alla Pininfarina per qualche mese, ma non riesce a sviluppare un proficua intesa artistica, soprattutto a causa della sua grande ammirazione nei confronti dell'insigne carrozziere che lo pone in soggezione. Lasciata la Pininfarina, per un breve periodo collabora con Giovanni Michelotti alla realizzazione di alcuni modelli per la Carrozzeria Balbo.

Assunto alla Bertone, un suo progetto viene scelto da Carlo Abarth per carrozzare la dream car Fiat-Abarth 1500 Biposto che ottiene l'attenzione degli esperti ai saloni e viene acquistata dalla statunitense Packard come modello di studio.

Nasce così un sodalizio con il coetaneo Nuccio Bertone che, attraverso un rapporto diretto e collaborativo, li porterà a creare estrose dream car come le "BAT", ma anche splendide vetture di serie come le "Giulietta Sprint" e "Sprint Speciale".

Nel 1959, a causa di una banale discussione, trasformatasi in litigio, Scaglione interrompe il rapporto con la Carrozzeria Bertone e inizia a lavorare in proprio: nasceranno la Lamborghini 350 GTV, l'ATS 2500 GT, la Prince Motors giapponese, la Titania, e i vari modelli dell'Intermeccanica: Apollo, Torino, Italia, Indra, IMX, Murena.

Nel 1967 disegnerà per l'Alfa Romeo la 33 Stradale, a detta di molti esperti una delle più belle auto sportive mai progettate. Dopo il fallimento dell'Intermeccanica, fondata dall'imprenditore canadese Frank Reisner, vicenda in cui perde buona parte dei suoi risparmi, Scaglione si ritira dal lavoro per la delusione subita.

Nel 1981 si trasferisce a Suvereto, piccolo paese nella provincia di Livorno dove possiede un vecchio palazzo nella piazza centrale, conducendo una vita assai appartata. Nel luglio 1991 gli viene diagnosticato un carcinoma polmonare, per il quale morirà due anni dopo.


04-06-2015 - Luca Gastaldi e Ing. Vittorio Roberti

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"LANCIA DELTA S4" : IL PRIMO LIBRO A TRENT’ANNI DAL PRIMO SUCCESSO MONDIALE
Nel novembre del 1985 salì alla ribalta dei rally mondiali la Lancia Delta S4. Il debutto iridato di questa straordinaria vettura avvenne in occasione del Rally RAC inglese, e fu subito un trionfo grazie alla vittoria del grande pilota finlandese Henri Toivonen. A trent’anni esatti da quell’impresa, la storia della “S4” è stata ricostruita in un libro (il primo in assoluto dedicato esclusivamente a questo modello) grazie a Vittorio Roberti e Luca Gastaldi. (foto sotto insieme a Riccardo Zavatti presidente del Club che presenta la serata del 04 Giugno)

Il primo dei due autori è un ingegnere che ha lavorato presso il reparto corse Abarth dal 1979 al 1994, e che del progetto SE038 (quello che inizialmente identificava la Delta S4) ha seguito molte fasi di sviluppo. Gastaldi è un giornalista specializzato in storia dell’automobile e si era già prodigato in una pubblicazione a quattro mani insieme ad un altro ingegnere dello Scorpione: con Sergio Limone, infatti, nel 2010 aveva scritto “Le Abarth dopo Carlo Abarth”.

 

L'Ing. Vittorio Roberti

Luca Gastaldi

 


Il titolo della nuova opera è semplicemente “Lancia Delta S4”, forse perché c’è poco da aggiungere ad un nome che evoca immediatamente emozioni, adrenalina e orgoglio per una realizzazione italiana che all’epoca rappresentava lo stato dell’arte in merito a raffinatezze tecnologiche. La S4, oltre ad essere stata la prima 4x4 del Gruppo Fiat (ad eccezione della fuoristrada Campagnola e dei veicoli industriali), sfoggiava un motore dotato di doppia sovralimentazione mista con compressori volumetrico e turbo. Nel libro viene trattata in maniera completa ed esaustiva tutta la storia del modello: dal foglio bianco agli ultimi successi sportivi. Quasi 400 pagine, oltre 1000 fotografie (molte delle quali assolutamente inedite) e decine di illustrazioni tecniche (realizzate da Camillo e Alessandro Cordasco) per descrivere l’evoluzione e le differenze tra la versione stradale e quelle da competizione.
Ci sono le testimonianze dei protagonisti (da Cesare Fiorio a Miki Biasion, passando per altri personaggi meno noti ma fondamentali per la nascita della S4), gli “allestimenti gara”, le caratteristiche dei prototipi e delle versioni definitive, la storia dettagliata di ogni singolo telaio e tanto altro. Praticamente tutto, in una vera e propria bibbia su questa famosa Lancia entrata nella leggenda.

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